“Nell’opera Su ballu tundu della Collezione Civica del Comune di Zeddiani, il punto di vista è leggermente rialzato, come se la visione de sa pratza ’e cresia avvenisse dall’alto di una finestra o dal balcone di una casa padronale. Da lì si vede risaltare la Chiesetta tra l’azzurro del cielo rischiarato dalle nuvole e i toni cangianti della campagna circostante.”

“Su Ballu tundu”, (anni ’80), olio su tela, 100×70 cm. Collezione Civica del Comune di Zeddiani.

   “Quando ancora l’abitato di Zeddiani coincideva con l’attuale centro storico, la Chiesa, sebbene inserita in un contesto periferico come molti monumenti del Romanico isolano, rappresentava il fulcro della vita comunitaria; nei giorni di festa la mattina era dedicata alle funzioni religiose, incorniciate dalla processione solenne lungo le vie del paese, mentre dal pomeriggio fino a sera i balli tradizionali si svolgevano nel piazzale lì accanto. La Chiesa di Sant’Antonio di Cellevane è immediatamente riconoscibile sia per la struttura, vibrata esternamente nella trama bicroma delle pareti, sia per la facciata lunettata e decorata dalla teoria di coppelle in cui Zia Veronica, senza tener conto della ricostruzione successiva, riproduce la copertura a spioventi dell’impostazione originaria. In alto a sinistra, il campanile a vela accoglie la campana che di norma scandisce il tempo del lavoro con i rintocchi liturgici, ma ora è immobile e lascia al suonatore di launeddas il compito di segnare il ritmo, stavolta pagano, della festa”.

(Flaminia Fanari)