“… E la pittura di Zia Veronica non è evasione folkloristica in un segreto recupero della sua isola nell’isola, ma trasfigurazione poetica dei felici momenti della sua vita reale ove persone e paesaggi appaiono fermi in una staticità temporale tesa all’infinito come infiniti sono il canto corale dei suoi mammutones, il suono magico delle launeddas dei suoi pastori, il calpestìo dei suoi cavalli bardati, le preghiere delle sue processioni e dove il folklore è cultura che stimola, non avulso dal vero, non fittizio, ma espressione del vero, rappresentazione della sardità in cui candidamente si tuffa con tutta la sua anima semplice e popolana”.

(Mattia Sardu Delogu – pgg 224-225, G. Colomo, Albo artisti sardi, Ediz. Nuova Europa, 1980 – Archivio Franco Zoccheddu)

Su Ballu tundu, (primi anni ’60), olio su masonite, 72×50 cm. Collezione Sofia Mura, Zeddiani.